Progetto CO2

Introduzione di Franco Mussida

La Musica come elemento trattamentale
nel contesto carcerario

12 Carceri

Così come ci appare oggi nell’esperienza quotidiana, la Musica è essenzialmente lo specchio di un codice. Un misterioso codice vibrante che può essere visto come una delle chiavi d’accesso al sistema che in milioni di anni, attraverso precise fasi evolutive, ha addensato la materia dividendola per categorie. Il suono fisico, elaborato e organizzato, è certamente uno degli elementi più fini tra queste categorie. Un elemento fatto di specifiche vibrazioni che hanno indubitabilmente un effetto diretto sulla struttura emotiva dell’uomo. Studiare e sperimentare provando a testare alcuni elementi riscontrati di questo codice che lega il suono organizzato alla struttura affettiva individuale, ci aiuta a comprendere meglio il rapporto tra le forme musicali e la sensibilità dell’ascoltatore. Ci mette nelle condizioni di comprendere quanto l’ascolto della Musica anche se registrata, sia in grado di legarsi ai valori dalla memoria affettiva, sia in grado di portare luce autocosciente nel territorio emotivo interiore. Ci permette di mostrare che nella sua essenza comunicativa tra uomo e uomo, il suono Musicale non abbia solo il ruolo generico di divertire, ma bensì un ruolo determinante e sacro che, riconosciuto per il suo vero valore, può vienire accolto con maggiore rispetto. L’uso guidato e osservato della Musica in strutture come il carcere, in cui l’umana sfera affettiva vive condizioni estreme, permette di misurare il suo vero potenziale educativo, il suo potere relazionale, consolatorio, la sua capacità di rasserenare e rendere speranzoso l’orizzonte futuro di chi in quei luoghi viene rinchiuso per anni.

Di fatto il progetto nelle carceri nasce da 30 anni di miei studi, esperienze ed osservazioni, sull’evocazione e sulla trasmissione delle emozioni attraverso il suono musicale organizzato per distanze intervallari, di cui una quindicina effettuate tra carceri e comunità. Distanze che ascoltate una per una o inglobate in una composizione musicale, producono un clima capace di creare variazioni dello stato d’animo. Risultati che ho descritto sia in un libro “ La Musica Ignorata Skira 2013” sia attraverso due mostre esperienziali: “L’Altro Mondo ( Museo di Arte contemporanea di San Marino 2013 ) e Musica Respiro Celeste ( Triennale di Milano 2015).

Con il progetto CO2 si parte però al contrario. Non si offre cioè la Musica per provocare una variazione dello stato d’animo, ma è il singolo detenuto che è chiamato a leggere il proprio stato d’animo prima di ascoltare una Musica. Sta poi a lui verificare se la composizione che sceglierà di ascoltare, catalogata in una speciale auditeca con il nome proprio di quello stato d’animo, sia davvero adatta a descriverlo emotivamente. L’incrocio tra queste due diverse correnti; l’oggettività della Musica legata ad una parte del codice emotivo rilevato, con la soggettività dell’ascoltatore, ovvero la sua sensibilità alla Musica evidenziata da una precisa propensione temperamentale, malinconica, collerica, entusiasta o flemmatica,  rilevata all’inizio della sperimentazione, assieme ad altri dati, come la sua cultura musicale, ci ha fornito informazioni preziose sia sul potenziale educativo che la Musica racchiude in se stessa, sia sui suoi effetti di relazione con la struttura emotiva individuale.  Questa sperimentazione quasi triennale, indica nuove strade da percorrere per soccorrere chi vive una condizione emotiva esasperata, per sostenerne il disagio affettivo. Dimostra come, innescando un elemento di autocoscienza, di auto percezione del proprio intimo sentire, la Musica sia in grado di ridare valore primario e sacro al territorio interiore, di riaccendere fiducia e la speranza per un futuro nuovo, trasformando la propensione allo scontro con i propri e con gli altrui sentimenti, in un confronto, una elaborazione, in una accettazione della propria natura interiore e di quella altrui. Magie queste che stanno nelle potenzialità educative della Musica di tutti i generi e stili. Non c’è infatti alcuna differenza, se non nell’aspetto timbrico formale, tra la malinconia suscitata da una ballad acustica di gruppi Rock metal come i Led Zeppelin e quella offerta da un notturno di Chopin. Il valore universale della comunicazione musicale non sta quindi nelle divisioni formali, ma nella straordinarietà e nel mistero del suo codice vibrante. Grazie di cuore a tutti: alla Siae, al ministero della Giustizia, al gruppo di lavoro del CPM Music Institute, al comitato scientifico capitanato da Flavio Ceravolo e Francesca Viacava, ai musicisti che si sono prodigati con le loro lezioni, agli agenti della polizia penitenziaria, agli educatori. Ma soprattutto grazie ai detenuti per aver accettato di sperimentare su se stessi, di vivere la prima fase di quest’avventura che si chiude con il convegno di Pavia. Un’avventura che si può dire: appena iniziata.

                                                                     Franco Mussida